[Il Dubbio] Un attimo, ho investito un’aliena! (un vs un’)

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Un attimo, ho investito un’aliena!

No, signori, non sono impazzita! Questo è semplicemente il secondo articolo della rubrica “Il Dubbio”.
Oggi parleremo dell’Apostrofo con gli articoli indeterminativi.
“Bah, questi li so usare!”, direte voi. “Ma qualche volta a qualcuno sfuggono!”, rispondo io.
Come dite? Parlo troppo? Forse avete ragione, ma lasciate che sproloqui felice!
Dicevamo: gli apostrofi.

Ho notato spesso che ci sono incertezze su quando vanno utilizzati, soprattutto nell’ambito degli articoli. Quante volte avete aperto una fanfiction o una storia e vi siete ritrovati davanti a “un’altro bicchiere” o a “un’attimo” o al ferale “pò”? Io abbastanza spesso.
Come per infondo/in fondo, l’omofonia ci complica il tutto, ma distinguere i vari usi è molto semplice.

L’apostrofo si utilizza quando c’è un’elisione, cioè quando vi è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale.
“Cosa?” Ok, con calma, non perdetevi!
“L’asino” sarebbe in realtà “lo asino”. Orribile, non pensate? Quindi si toglie la vocale dell’articolo (dello articolo…) e ci si piazza un apostrofo. UN APOSTROFO, senza apostrofo. Perché? Perché “un” esiste autonomamente: un carro, un coniglio, un pappagallo, un bradipo.

Sembrerà un discorso stupido e vi riporterò un momento alle elementari.
Alcuni di voi non si ricorderanno le spiegazioni delle maestre – o dei maestri :D – sugli articoli, quindi diamo una ripassata, senza offesa per nessuno.
L’italiano usa gli articoli; questi si dividono in tre categorie: determinativi, indeterminativi e partitivi. Il primo gruppo è formato da “il, lo, la, i, gli, le”. Il terzo “del, dello, della, dei, degli, delle”. Il secondo gruppo è quello che più spesso crea problemi.
È composto da “uno, un, una”. I primi due si utilizzano con i sostantivi di genere maschile, il terzo con quelli di genere femminile (ehmmm… sì lo so, è scontato XD Ma ribadire non fa mai male, no?).
Ora. Secondo la regola citata sopra, sia “uno” che “una” – in via teorica –  si potrebbero apostrofare, il che porta spesso a problemi: quando devo apostrofare “uno”?
La risposta è: M A I.
Ma perché?!
Perché così vuole grammatica, ovviamente :D
Questa la chiave d’uso:
Una/un’: davanti a sostantivi di genere femminile.
Uno: davanti ai sostantivi di genere maschile che iniziano per “esse” seguita da consonante (scovolino, stolto, schermo, scivolo), per “gn” (gnomo), per “zeta” (zaino, zoccolo, zibellino, zibibbo), etc etc. MAI davanti a vocale, ad eccezione della i semiconsonantica (“uno iato”, “uno iettatore”…) – che, però, in questo caso assume valore quasi di consonante e non vocalico (sarebbe la j, in pratica) –, ed infine davanti a “ps”, “pn”, “x” e ypsilon.
Un: sempre davanti a sostantivi di genere maschili inizianti per vocale. Si usa anche davanti a tutte le consonanti che non ho citato prima.

Se proprio non vi ricordate che al maschile non ci va l’apostrofo, fate così: prendete l’articolo “un” e piazzatelo davanti a una parola che inizia per consonante. Se “funziona”, significa che non ci va l’apostrofo.
Esempio: dovete scrivere “un altro” e vi fermate. Era con o senza apostrofo?! Provate a scrivere “un pulsante” ed avrete la risposta ;) *

*: e si scoprì che c’era gente che scriveva “un’pulsante”! XD XD XD

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